Archivio per comitato Giuseppe Coletti

Umbria Olii: salta il processo?

Posted in Notizie con i tag , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , on 20 Ottobre 2009 by jabez65

Ricevo e volentieri pubblico:

Caro Roberto, ti chiedo di pubblicare questa cosa sul blog.
Ho parlato poco fa  con il mio avvocato che ha saputo oggi qualcosa  in merito alla decisione della Cassazione per il processo Umbria Olii.
Il nuovo colpo di scena è che la Cassazione a discapito di quanto hanno detto i giornali locali, non ha deciso nulla e quindi il processo teoricamente il 24 non ci sarà, almeno fin quando la cassazione non decide.
Saluti
Lorena

“La Nazione” parla del comitato “Giuseppe Coletti”

Posted in Notizie con i tag , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , on 21 Settembre 2009 by jabez65
L'articolo de "La Nazione"

L'articolo de "La Nazione"

Se vuoi visitare il sito del comitato “Giuseppe Coletti” clicca –> QUI <–

Morire PER 16 EURO: Lorena Coletti intervistata dal “Manifesto”

Posted in Notizie con i tag , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , on 20 Settembre 2009 by jabez65

Ricevo e volentieri pubblico:

Caro Roberto,

sono il nipote di Lorena mi occupo io della sua “corrispondenza”
Ti invio l’intervista che Lorena ha fatto sul manifesto pochi giorni fa in risposta a quanto Giorgio Del Papa ha dichiarato sullo stesso giornale.
Saluti e Abbracci

INTERVISTA di Luca Cardinalini

Morire PER 16 EURO


Dopo l’intervista al manifesto del proprietario della Umbria Olii, Giorgio Del Papa, la replica di Lorena Coletti, sorella di Giuseppe, una delle quattro vittime nella strage di Campello sul Clitunno: «Mio fratello è morto per 16 euro e Del Papa ci ha chiesto 35 milioni di risarcimento» «Quel giorno mio fratello Giuseppe non doveva nemmeno esserci. Il giorno prima, durante una saldatura, una scheggia gli era entrata nell’occhio. Ma ormai però aveva dato la sua parola. Fece colazione insieme a mia cognata Fiorella, alle sei di mattina, e lui quasi lo rimproverò per il fatto che andasse a lavorare anche quel sabato. Lui le rispose con quelle che sarebbero state le sue ultime parole: dai, che poi nella busta paga ci troviamo anche i 16 euro in più della trasferta. Ha capito bene? Sedici euro. È morto per sedici euro di trasferta e ancora oggi, il signor Del Papa, ritiene giusto rispedirci una lettera chiedendo 35 milioni di risarcimento. Lo considera un atto dovuto e forse calcola anche gli interessi maturati dal giorno della tragedia». Questi di settembre, in casa Coletti, erano da sempre due giorni di festa, a prescindere dal giorno della settimana. Il 13 era il compleanno di Giuseppe, il 14 di Lorena. Da quel maledetto 26 novembre 2006, data della tragedia di Campello sul Clitunno in cui lui perse la vita insieme ad altre tre colleghi, non c’è proprio più nulla da festeggiare. Una coltre di dolore ha coperto tutto. Lorena da quel giorno combatte la sua battaglia in nome del fratello. Ha letto l’intervista di Del Papa sul manifesto vuole replicare.

Cosa non le è piaciuto dell’intervista?
Non posso nemmeno dire che la ferita si è riaperta, non essendosi mai chiusa. Non basta una vita per dimenticare. Del Papa ragiona come se si trattasse davvero di un incidente automobilistico, pensa di aver subito un danno e ha chiesto a un giudice di valutare i danni e le responsbailità. Solo che mentre il suo danno è l’azienda, il nostro è irreparabile, nessuno ci ridarà indietro i nostri cari. Come è possibile chiedere a mio fratello, che sta chiuso per sempre dentro a un un loculo, 5 milioni di euro? Ma in che paese siamo?

In che punto contesta la ricostruzione che fa Del Papa?
Né Manili né i suoi operai avevano istinti suicidi, così come non penso che Del Papa ne avesse di omicidi. Però di sicuro se i quattro operai avessero saputo che c’era il minimo rischio, non sarebbero saliti fin lassù. Del Papa omette di ricordare che nel luglio 2004, per ottenere una proroga sui tempi di installazione di quelle passerelle scrisse una lettera all’Agenzia delle dogane, dove c’era scritto: «…l’esecuzione dei lavori deve compiersi a silos completamente vuoti… essendo inoltre prevista un’accurata ripulitura, dovendosi intervenire sugli stessi silos, con fiamma ossidrica».

Vale a dire?
Vale a dire che spettava a lui fare una bonifica di quei serbatoi prima di eseguire qualunque tipo di lavoro che prevedesse lavori a fuoco. In realtà non solo quei serbatoi non erano mai stati svuotati o bonificati, ma erano in esercizio, con carichi e scarichi di quintali di olio anche lo stesso giorno della tragedia.

Del Papa si difende dicendo che con Manili avevano concordato la tipologia del lavoro, che prevedeva saldatura a terra delle passerelle e imbullonatura sul tetto del silos, dove erano espressamente vietati lavori a fuoco.
Non so nulla di questi accordi. Del Papa parla di preventivi e di accordi che io non conosco. Se fosse così, è chiaro che sarebbe una cosa tra lui e Manili, che è morto, ma rende ancora più ignobile la chiamata in causa anche gli altri tre operai. Eppoi sono gli stessi periti del Pm a dire che quei silos erano stati costruiti con evidenti errori di progettazione, perché nessuno ha controllato prima?
Chi doveva eseguire i controlli?
Non lo so. È quanto si dovrà capire. Di certo con lui i sindacati hanno avuto vita difficile, non ce li voleva, e non è il solo. Qui c’è voluta una tragedia per scoprire delle magagne. Inoltre, sempre la perizia dei consulenti del pm, dice che il responsabile della sicurezza – cioè il titolare dell’azienda – non ha mai informato i lavoratori suoi e quelli delle ditte appaltatrici, dei rischi specifici, come ad esempio la presenza di esano nell’olio di sansa immagazzinato.

Secondo Del Papa è improprio parlare di rischio esano, perché è un residuo di un processo di estrazione, processo che Umbria Olii non praticava essendo una raffineria. In sostanza, Del Papa dice: noi acquistiamo olio di sansa, che non è assimilabile agli idrocarburi e che è, o dovrebbe essere, già controllato.
La perizia dice che la deflagrazione è imputabile proprio al contenuto significativo di solventi (esano) presente nell’olio stoccato in quei silos. Dice anche che molte delle partite di olio di sansa acquistate da Umbria Olii nei mesi precedenti avevano tutti un elevato contenuto di esano.

La questione è molto tecnica, solo un tribunale potrà decidere.
È quanto speriamo tutti. Se anche Del Papa vuole giustizia non ha che da affidarsi al giudizio di un tribunale. Si faccia processare invece di ricusare giudici e perdere tempo. Quanto alle sue proteste contro i politici e i sindacati, gli rovescio l’accusa. È vero che si precipitarono tutti davanti ai suoi cancelli, ma lui quei cancelli non li ha mai aperti. Quanto a noi, i parenti delle vittime, le uniche volte che l’ho intravisto, in aula, stava sempre parlottando e sorridendo con i suoi avvocati. Nemmeno uno sguardo.

Nell’intervista Del Papa parla di un clima surriscaldato fin dall’inizio, di un preconcetto nei suoi confronti.
Per la verità racconta di questa sua richiesta di partecipare ai funerali di Manili. Non mi risulta ma la prendo per buona. Ma non mi venga a dire che è una questione di carattere. Ai parenti delle altre tre vittime, era chiedere troppo un telegramma, un mazzo di fiori, una frase di condoglianze?

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PARLA GIORGIO DEL PAPA, PATRON DELLA UMBRIA OLII

Posted in Notizie con i tag , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , on 12 Settembre 2009 by jabez65

Ricevo e volentieri pubblico:

Ciao Roberto,

ti chiedo gentilmente di pubblicare quest’intervista che Giorgio del Papa ha rilasciato al Manifesto l’11 di settembre.
Saluti
Lorena

  • di Luca Cardinalini
  • intervista – PARLA GIORGIO DEL PAPA PATRON DELLA UMBRIA OLII
  • Vittima O CARNEFICE?
  • Proprietario dell’azienda e unico indagato nel processo per la strage che il 26 novembre 2006 uccise 4 operai, l’imprenditore rivendica il risarcimento di 35 milioni di euro richiesto ai familiari delle vittime
  • Il processo per la strage della Umbria Olii di Campello sul Clitunno – un’esplosione di tre silos di una raffineria d’olio che ha causato la morte di quattro operai – dovrebbe iniziare il prossimo 24 novembre, vigilia del terzo anniversario della tragedia. Incontriamo Giorgio Del Papa, proprietario della UmbriaOlii e unico indagato per omicidio colposo plurimo con l’aggravante della colpa cosciente, dopo la sua (inqualificabile e assurda) richiesta di risarcimento danni di 35 milioni di euro, presentata ai parenti delle vittime.
  • Dottor Del Papa, perché ogni famiglia già straziata si è vista di nuovo recapitare una richiesta di rimborso pari a 5 milioni e rotti?
  • È un atto dovuto. A seguito della tragedia del 26 novembre 2006, la Umbria Olii spa ha dovuto cessare l’attività. Per provare a mantenere il posto di lavoro almeno a una trentina di operai, mio figlio e altre persone hanno costituito la Umbria Olii International srl, mentre è il codice civile ad avermi obbligato a mettere in liquidazione la vecchia società. Allo scopo è stata creata la Gestoil, che ha ereditato tutto della Umbria Olii spa, debiti, crediti e ovviamente il contenzioso di quella sciagura di cui mi sento anche io una vittima.*
  • Un atto magari dovuto, ma oltraggioso per la memoria di chi non c’è più.
  • Lungi da me l’idea di offendere qualcuno. Secondo lei prenderei un solo euro dai parenti di quei poveretti? La mia è una battaglia di verità. In questa vicenda fin dai primi istanti si sono assegnati dei ruoli senza curarsi dei fatti. Con le fiamme ancora alte, un’azienda distrutta, i corpi da recuperare – non si sapeva ancora né quanti e né di chi -, c’era già il colpevole: io, il «mostro», l’imprenditore killer che risparmia sulla sicurezza dei suoi operai e li fa morire. Un’equazione perfetta, però falsa. In 70 anni di attività, non avevamo mai avuto un solo incidente.
  • Questo non lo negano nemmeno i sindacalisti che hanno avuto a che fare con la sua azienda. Ma hanno anche raccontato della sua fama di imprenditore duro e allergico a qualsiasi «dialogo».
  • Ho le mie idee. Alla politica ho sempre preferito il lavoro, andando in giro per il mondo a studiare i modi di produzione dell’olio e a vendere i miei prodotti. Quanto agli operai li ho sempre aiutati, mi danno del tu, con alcuni andiamo insieme in bicicletta. Un clima di buoni rapporti, mi creda.
  • I sindacati, però, all’interno della sua azienda hanno avuto poca fortuna. E quando c’erano, non li ha mai voluti incontrare: delegava un suo commercialista.
  • Dove sta scritto che è obbligatorio andare di persona?
  • Vecchi sindacalisti raccontano una sua frase: «Non permetterò mai che un comunista metta piede e decida nella mia azienda».
  • (Ride) Ma sta scherzando?
  • Parlando con i parenti dei cinque operai coinvolti, è venuto fuori questo quadro: un paio pensavano che i sindacati fossero la rovina dell’Italia, gli altri non erano iscritti o se sì, con scarsa o nessuna fiducia.
  • Questo dovrebbe far riflettere. E le vittime non erano nemmeno miei dipendenti, ma il titolare di una ditta appaltatrice e tre suoi operai. Non è colpa mia se i miei dipendenti non sono interessati ai sindacati, se hanno stracciato le tessere. Non so nemmeno se ci sono iscritti, se c’erano, quanti e chi fossero.
  • Di incidente mortale sul lavoro si è trattato, o no?
  • Certamente, ma dire incidente non equivale a dire omicidio. Intanto però i tg rimandavano il monito del presidente Napolitano che invitava gli italiani a «indignarsi», con una schiera di sindacalisti e politici piazzati fuori dai cancelli a invocare giustizia. Ma prima della giustizia, deve uscire la verità. La tragedia della Umbria Olii ha fatto da vetrina per molti. Ricordo la governatrice dell’Umbria Lorenzetti qui davanti al cancello, megafono in mano, che mi additava alla folla chiamandomi «quello lì». Ricordo le visite dell’allora presidente della Camera Bertinotti e dell’allora ministro del Lavoro Damiano. Fino a prova contraria, era anche il ministro mio e dei miei 70 dipendenti, perché non ha mai sentito il bisogno di oltrepassare quel cancello e di incontrarci?
  • Ogni anno in Italia ci sono più di mille morti sul lavoro. Perché qualcuno avrebbe dovuto accanirsi così, fin da subito, contro di lei?
  • Non ho mai chiesto una lira di contributo pubblico e malgrado ciò l’azienda è diventata importante nel proprio settore. Posso aver dato fastidio a qualcuno.
  • Tutto ruota intorno a quelle maledette passerelle da sistemare sopra i silos. A cosa servivano? Chi le aveva chieste?
  • UmbriaOlii era anche un deposito doganale. Un giorno l’agenzia delle dogane di Perugia decise, per contrastare le frodi, di dover controllare qualità e quantità di olio, non più prendendo campioni dal basso, ma da tre punti diversi del serbatoio.
  • Cosa cambiava?
  • Niente. Una delle tante casualità costate la vita a quattro innocenti. Trattandosi di materiale liquido, in un serbatoio dove gli oli vengono mescolati, il campione è ovviamente sempre omogeneo. Pura burocrazia.
  • I lavori li affidò alla «Manili impianti», senza gara d’appalto.
  • Come sempre. Maurizio era il migliore in zona, esperto della materia, mio amico e soprattutto mio consulente da otto anni. Iniziarono a lavorarci il martedì, il sabato fatale era l’ultimo giorno.
  • La procedura del lavoro previsto era la stessa, per i silos esterni e per quelli interni?
  • Certo che no. Facemmo delle riunioni, lui presentò dei preventivi, accettati. Per i silos interni si decise di saldare le passerelle sul tetto e sulle capriate del capannone. Per i silos esterni si decise di saldare a terra le passerelle, issarle con la gru sul tetto e lì fissarle «mediante imbullonatura», come recita il preventivo. Tassativamente esclusi lavori «a fuoco» sui serbatoi, cioè l’uso della saldatrice.
  • Quindi, secondo lei, cos’è successo?
  • Siamo nel campo delle ipotesi. Finché saldi sulle costolature disposte a raggiera sul tetto del serbatoio, vuote dentro e chiuse, quindi impossibili da permettere al calore di penetrare all’interno, va bene. Ma se tocchi il tetto, dove lo spessore dell’acciaio è di soli tre millimetri, non hai scampo.
  • Secondo l’accusa la causa dell’esplosione è stata dovuta alla concentrazione troppo elevata di solventi nell’olio di sansa grezza, e della mancata comunicazione da parte sua, in quanto responsabile della sicurezza, dei pericoli di rischio di formazione di miscele esplosive.
  • Assurdo. Molti di quei silos li avevano costruiti loro, hanno visto in quei giorni camion caricare e scaricare olio in quei silos. Olio di sansa grezzo, trasportato con le navi e con i camion senza alcun problema. Ho denunciato per falso i quattro periti della procura. Umbria Olii era una raffineria, i solventi venivano utilizzati normalmente, Manili e i suoi uomini sapevano benissimo che erano esclusi i lavori a fuoco. Le faccio io una domanda. La prima cosa che gli inquirenti dovevano chiedermi doveva riguardare l’esistenza di un piano dei lavori, perché nessuno lo ha fatto? Il piano dei lavori erano quei preventivi, presentati dallo stesso Manili, ma non me li hanno accettati come prova quando abbiamo chiesto il rito abbreviato. Documenti che ho recuperato a fatica, visto che l’azienda Manili Impianti, dopo poco tempo dal disastro ha chiuso i battenti in poche ore.
  • Lei ha ricusato anche i giudici, mentre la sua richiesta di risarcimento è frutto di una perizia, a lei favorevole, ma respinta dal tribunale.
  • Il tribunale non ha voluto ammettere come prova nemmeno la testimonianza di un artigiano di Narni, il signor Francescangeli, un fornitore di Manili, sostenendo che il perito l’aveva raccolta in forma irrituale. Sa cosa ha fatto e detto Francescangeli? Ha esibito i disegni fatti da Manili e ha confermato che gli aveva detto che i lavori non dovevano assolutamente prevedere saldature.
  • Dimentica le quattro persone che ci hanno rimesso la vita.
  • Falso. Non fa piacere che quattro persone perdano la vita in casa tua, ma non posso accettare colpe che non credo di avere. La sesta vittima sono io, che ho visto la mia azienda bruciare in un attimo, poi ci sono i miei dipendenti, alcuni si sono dovuti cercare un altro lavoro, altri sono a rischio. Ho chiesto al tribunale di Spoleto di quantificare danni diretti e indiretti subiti dall’azienda, come avviene in qualsiasi tipo di incidente, automobilistico o di altro genere. Il processo dirà chi ha ragione e chi ha torto. Avessi preso dei soldi li avrei dati in gran parte a quelle famiglie.
  • Lei ha detto di essersi sentito subito messo nel mirino. Da chi e perché?
  • Linciaggio è la parola più appropriata. Un giornalista del programma Rt, condotto da Enzo Biagi, con le fiamme ancora alte mi fece alcune domande, prima sulla tragedia poi sulla storia dell’azienda. Nel servizio montarono solo queste ultime mie risposte, dando l’idea di uno spietato padrone, interessato solo alla sua roba, insensibile al dolore. I media mi hanno condannato con le mie stesse immagini.
  • Vale a dire?
  • Sono stato io a fornire ai carabinieri i nastri delle telecamere interne all’azienda. Si vedono gli operai della Manili, dal momento del loro arrivo, alle 7, fino all’esplosione. I carabinieri hanno dato quei nastri al magistrato, è materiale secretato, in tribunale. Eppure è stato mandato in onda a Matrix. Chi glieli ha dati, quei nastri?
  • C’è un piano morale, di civile convivenza, che sembra non sfiorarla. Chiedere un risarcimento alle già provate famiglie delle vittime, equivale a un affronto, per chi ha pagato con la vita un lavoro a 1200 euro mensili.
  • I parenti delle vittime mi hanno chiesto un indennizzo per 14 milioni di euro, il comune di Campello mi ha chiesto 5 milioni addirittura per danni di immagine, dopo un mese si erano costituiti parte civile enti locali, sindacati, tutti. La mia richiesta è arrivata dopo 18 mesi. E poi, a proposito di soldi, nella legge finanziaria del dicembre 2006, venivano stanziati 35 milioni di euro «per il ristoro dei danni causati dall’esplosione verificatasi nell’oleificioUmbria Olii, nel comune di Campello sul Clitunno». Ne sono arrivati più di 8 milioni di euro, ma noi non ne abbiamo visto uno. Ho pagato da solo anche lo sgombero delle macerie. Ho chiesto al Tar del Lazio che fine avessero fatto quei soldi degli italiani, vincolati a una destinazione precisa. Nella sentenza di rigetto del ricorso sono arrivati a scrivere che «per sito non si intendere l’area interna allo stabilimento della Umbria Olii». E cosa si intende, allora?
  • I parenti delle vittime dicono di non aver mai ricevuto da lei nemmeno un telegramma di condoglianze, una parola di conforto, che in tribunale non li ha degnati di uno sguardo.
  • Detto che ho il mio carattere, me li hanno messi contro da subito. Telefonai alla signora Manili chiedendo se potevamo partecipare al funerale di Maurizio, mi venne risposto che era meglio di no. Volevo avvicinarli nel massimo riserbo, ma dalle dichiarazioni e dal clima mi sono reso conto che i tempi non erano giusti. Le famiglie sono state sfruttate da questo circo mediatico, sono strumenti inconsapevoli nelle mani di chi cerca pubblicità. In un paese civile le istituzioni avrebbero convocato subito un tavolo di concertazione, cercando una soluzione ai problemi delle famiglie e dell’impresa. Invece qui c’è chi ha soffiato sul fuoco, esacerbando gli animi, cavalcando una lotta di classe contro l’imprenditore.
  • In Italia si continua a morire di e sul lavoro. Si è chiesto se c’era qualcosa che avrebbe potuto fare per evitare quel disastro?
  • È triste dirlo, ma oggi quella tragedia risuccederebbe lo stesso, anche con questa discussa nuova legge definita «salva manager». È aria fritta, almeno per quanto riguarda la sicurezza dei lavoratori. La piaga delle morti sul lavoro, si risolve in un solo modo: mettendo un sindacalista come responsabile degli appalti, pagato al 50% dalle due parti, ma non penso che i sindacati accetterebbero mai questa proposta.
  • Quel Biagi che ha criticato disse che lei gli sembrava immensamente solo, magari ricco e agiato, ma in lotta perenne contro tutto e tutti. E concluse: a questo mondo, però, non si può essere felici da soli.
  • Forse è vero, ma voglio giustizia anch’io.

GIUSTIZIA PER GIUSEPPE,MAURIZIO,VLADIMIR E TULLIO!

Posted in Ridesharing con i tag , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , on 9 Settembre 2009 by jabez65

Ricevo e volentieri pubblico:

DEL PAPA RISPONDI  ALLE TUE RESPONSABILITA’!

Ogni estate Giorgio Del Papa, l’amministratore delegato dell’Umbria Olii non manca di deliziarci con le sue spiacevoli  sorprese alle famiglie degli operai uccisi e all’unico sopravvissuto, il 25 Novembre del 2006 durante un’esplosione in cui persero la vita quattro lavoratori di una ditta esterna morendo carbonizzati nel piazzale della sua azienda mentre effettuavano interventi di manutenzione.

Nel luglio del 2008 ha scioccato tutti chiedendo 35 milioni di risarcimento danni, dichiarandosi così non responsabile della tragedia, ma ritenendosi parte lesa.

Non ha mai accettato un confronto diretto con i parenti di Giuseppe Coletti, Vladimir Toder, Tullio Mottini, Maurizio Manili e con il giovane albanese, unico sopravvissuto alla tragedia.

Non ha mai mostrato il benchè minimo cordoglio a chi ha perso delle persone care in quella circostanza dolorosa.

Ha sempre risposto con denunce a chi ha dimostrato la sua responsabilità con prove e con perizie, rifiutando sempre un confronto civile e responsabile.

Dal giorno in cui quegli operai hanno perso la vita, sono state organizzate diverse e tante manifestazioni per opporsi alla mancanza di giustizia e verità, ed è nato un Comitato, Il comitato Giuseppe Coletti per non dimenticare la strage dell’Umbria Olii e per affrontare una battaglia sempre più ampia perché in Italia non si piangano più morti sul lavoro, perché i lavoratori e le lavoratrici possano avere garantiti i diritti fondamentali.

Lorena e Fiorella, la sorella e la moglie di Giuseppe Coletti, e tutti gli altri familiari delle vittime chiedono che sia fatta giustizia, che se effettivamente è provata la responsabilità di Del Papa nella tragedia che ha causato la morte dei propri cari, paghi effettivamente penalmente ed economicamente.

Dal 2006 ci sono stati continui rinvii del processo con nuovi e puntuali colpi di spugna di Del Papa e dei suoi machiavellici avvocati.

Lo scorso Agosto l’imprenditore ha deciso di promuovere nuovamente un procedimento civile, ma con una novità ben precisa: infatti, non sarà più la Umbria Olii Spa ad avere pretese risarcitorie, ma un’altra azienda, di cui per ora si sa ben poco.

L’atto porta la firma della “Gestoil Srl, società in liquidazione, già Umbria Olii”. L’azienda, secondo le prime informazioni, sarebbe rappresentata legalmente dallo stesso Giorgio Del Papa che alla Umbria Olii, nei mesi scorsi, aveva lasciato il testimone a un suo ex collaboratore, Sergio Montano. La Umbria Olii, dopo quel passaggio di consegne, era diventata Umbria Olii international, pur mantenendo la denominazione di società per azioni ma con una sede legale diversa, geograficamente collocata fuori dall’Umbria.

Se i nuovi cambiamenti restano ancora da decifrare, appare tuttavia evidente che l’ennesima novità, soprattutto per quanto concerne la messa in liquidazione della società, potrebbe avere ripercussioni nel caso in cui l’esito processuale si rivelasse sfavorevole a Del Papa.

Simili vicende impoveriscono il tessuto della giustizia italiana e ledono l’anima della democrazia.

In questi giorni tanti lavoratori sono protagonisti di atti estremi di protesta per porre l’attenzione sulle  loro condizioni difficili e disperate.

I lavoratori e le lavoratrici italiani non chiedono altro che lavorare e poterlo fare  in condizioni dignitose.

Recentemente il governo Berlusconi ha approvato il decreto correttivo del 3 Agosto 2009 n.106 che riduce la libertà delle classi lavoratrici, favorendo di gran lunga gli imprenditori e consentendo loro in caso di infortuni o di morti, di spostare la responsabilità su altre figure e che colpisce rovinosamente la persona dei rappresentanti per la sicurezza dei lavoratori che già come Dante De Angelis e Salvatore Palumbo pagano a caro prezzo la difesa della sicurezza dei lavoratori.

Con diversi e pericolosi articoli, questo decreto, firmato dal Presidente Napolitano sancisce la piena libertà degli imprenditori di sfuggire alle proprie responsabilità e a vedere sempre più svilita la vita e la dignità del singolo lavoratore.

In questa grigia e drammatica realtà non siamo assolutamente rallegrati dai dati Inail, che parlano di calo di vittime sul lavoro, non tenendo conto del lavoro sommerso e dell’aumento di morti di lavoratori immigrati, spesso non regolarizzati e penalizzati, proprio perché stranieri.

Come cittadini italiani, come lavoratori, come donne e uomini, ci stringiamo a tutti i parenti delle vittime sul lavoro, a tutti coloro che lottano per la sicurezza nei posti di lavoro, per una vita dignitosa e a chiunque creda che lottando uniti si possa abbattere il muro omertoso e indifferente di chi per il mero profitto calpesta lo stato sociale, affossando la verità e la giustizia.

Il 14 Settembre è la ricorrenza della nascita di Giuseppe Coletti e noi che portiamo il suo nome vogliamo ricordarlo con questo comunicato, ricordando a tutta l’opinione pubblica che dopo 3 anni non è ancora stata fatta giustizia a queste 4 persone morte lavorando.

Andrea e Lorena. "Giorgio del Papa, quanto vale una vita?" e poi "Un lavoro per vivere, non per morire"

Il Comitato Giuseppe Coletti, segna un prossimo appuntamento a Campello (con data da definire) perché non si dimentichi la sua morte e degli altri 3 operai e perché che chi ne ha le mani insanguinate non rimanga impunito.

COMITATO GIUSEPPE COLETTI