Nicola Tommasoli, morto a causa del colpo al collo: i risultati dell’autopsia

Per chi fosse interessato posto un aggiornamento sul caso di “Nicola Tommasoli”, il giovane veronese morto a causa di un pestaggio da lui subito ad opera di alcuni giovani naziskin.

Potete leggere la sua storia cliccando sui tag a nuvola qui sulla destra, a lui facenti riferimento (ad esempio clicca su : “Nicola” o “Tommasoli”)

Il consulente del pubblico ministero, la dottoressa Federica Bortolotti, dopo una serie di proroghe ha depositato la relazione nella cancelleria della Procura

Non soffriva di nessuna patologia, né cerebrale né cardiaca, non aveva malformazioni e nemmeno un aneurisma. Per il medico legale, incaricato dal sostituto Francesco Rombaldoni di stabilire le cause della morte del disegnatore industriale di Negrar, se Nicola Tommasoli la notte del 1° maggio in corticella Leoni non avesse ricevuto quel colpo al collo sarebbe ancora vivo. E questo perchè nelle conclusioni della perizia medica su cui si confronteranno nei prossimi giorni anche gli esperti nominati dalle difese, la dottoressa Federica Bortolotti riconosce l’esistenza di un «nesso di causalità materiale tra il trauma cervicale e il decesso avvenuto il 5 maggio 2008». Stabilisce l’esistenza del legame diretto e quindi per i cinque giovani che quella sera con Tommasoli e i suoi amici vennero alle mani l’ipotesi resta la stessa: omicidio preterintenzionale in concorso.
Un colpo mortale, quello evidenziato dall’ematoma alla base del collo, sulla destra, che, come ha ricostruito il medico, provocò l’arresto cardio-circolatorio. Il giovane aveva bevuto, lo rileva il tasso alcolemico presente nel sangue della vittima, e questo ha determinato una generale vasodilatazione e «amplificato in estensione e rapidità l’emorragia subaracnoidea in corso». Ma fu quel colpo a provocare l’emorragia a sua volta sfociata nell’arresto cardiocircolatorio prolungato con conseguenti lesioni cerebrali derivanti dalla mancanza di ossigeno, da qui si sviluppò l’edema che si concluse con la morte cerebrale: la cosiddetta «continuità fenomenologica», ovvero la concatenazione tra i vari momenti.
ESCLUSO IL PESTAGGIO. Non vi fu accanimento, come era già emerso nel corso dell’autopsia, poichè non è stata rilevata la presenza di traumi e lesioni interne. Sono cinque le ecchimosi evidenziate, quelle «in sede latero-posteriore-superiore cervicale destra, all’emilabbro inferiore sinistro, in sede peri-orbitaria sinistra e alla superficie dorsale di entrambe le mani». Lesioni, sottolinea nell’elaborato depositato ieri mattina nella segreteria del pm Rombaldoni dopo 120 giorni, «da corpo contundente», rilevando però che «risulta altamente probabile siano stati utilizzati mezzi di offesa naturali, quali mani e piedi e di conseguenza le lesioni siano conseguenti a pugni e calci». Esclude anche che possano essere state provocate in seguito alla caduta. Tre i colpi che lo hanno raggiunto, poichè le lesioni alle mani sono modeste, e per il medico sarebbero da attribuirsi a tentativi di difesa o di offesa. E dei tre solo quello al collo ha avuto il ruolo rilevante «nel determinismo del decesso».
L’ARRESTO CARDIACO. La sigaretta negata, la provocazione seguita dal litigio e dai colpi, Nicola cadde e il suo cuore quella notte si fermò per venti minuti: questo, per il medico legale, generò la «gravissima sofferenza cerebrale e, secondariamente, la grave emorragia subaracnoidea», rilevata al suo arrivo in ospedale e confermata dagli esami radiologici. Un arresto cardiaco che «data la dimostrata normalità macro e microscopica del cuore, risulta con ogni verosimiglianza» provocato dalla lesione al collo.
L’EMORRAGIA. È su questo elemento che il medico legale esclude qualsiasi dubbio circa la natura del versamento di sangue sottlineando che può essere su base spontanea o traumatica. Così se nel primo caso risulta conseguente «alla rottura spontanea di un vaso arterioso in corrispondenza di malformazioni congenite o acquisite (aneurismi o malformazioni artero-venose)», nel secondo dipende dalla «rottura completa o parziale a seguito di traumi del distretto cranio-cervicale». Una premessa doverosa che le consente di analizzare l’ematona presente su Tommasoli stabilendo «il sistema vascolare vertebro basilare» come sede del sanguinamento, anche se nessuno degli accertamenti è riuscito a stabilire esattamente la sede di rottura del vaso. Non vi erano malformazioni pregresse, né cardiache né cerebrali, e quell’ematoma partiva dal collo per arrivare fino «alla giunzione cranio-cervicale».
IL TRAUMA. Nell’elaborato la dottoressa Bortolotti spiega anche il fatto che il colpo al collo, sul lato destro, possa aver originato un’emorragia. «Si riconosce come colpi inferti in corrispondenza della giunzione cranio-cervicale», si legge nell’elaborato, «possano determinare improvvise e violente oscillazioni». Questo spiegherebbe l’estensione del trauma poichè in quella regione i vasi sono particolarmente vulnerabili», soprattutto, sostiene, nella zona tra la prima vertebra cervicale e l’ingresso della scatola cranica. Va oltre e aggiunge che le conseguenze dei colpi in sede cervicale sono maggiori se risultano inaspettati, questo perchè manca la contrazione muscolare tipica di chi si sta difendendo o aspetta il colpo. «In questo senso stati di intossicazione alcolica con rallentamento dei riflessi, rendono il soggetto ancor più vulnerabile». E Tommasoli aveva bevuto, se fosse stato fermato alla guida gli avrebbero ritirato la patente.
SEQUENZA E POSIZIONE. Il pm le aveva chiesto di stabilire l’esatta successione dei colpi che raggiunsero Tommasoli, una richiesta che per il medico legale non è possibile esaudire «dato il brevissimo intervallo di tempo tra l’uno e l’altro». A questo aggiunge che non è possibile esprimere una «valutazione scientificamente difendibile sulla reciproca posizione di vittima e aggressore/i durante la collutazione data l’estrema mobilità del corpo umano».

( fonte: larena.it)

Lascia un commento