Verona, città dell’amor(t)e.

Verona: bloccati ultimi due naziskin
Facevano parte del gruppo che ha ucciso Nicola Tommasoli
(ANSA) – VERONA, 6 MAG – Bloccati dalla Digos in Lombardia gli ultimi 2 presunti componenti del gruppo dei cinque naziskin che ha picchiato a morte Nicola Tommasoli. Si tratta di Federico Perini, di 20 anni, e di Nicolo’ Veneri, di 19 anni, entrambi veronesi. I due saranno accompagnati nelle prossime ore nel carcere di Montorio, nella citta’ scaligera. Ieri erano stati arrestati Guglielmo Corsi, 19 anni, e Andrea Vesentini, 20 anni. Domenica, Raffaele Dalle Donne, 19 anni, che si era consegnato in questura.

Vorrei che prendeste questo mio post come espressione di un pensiero apolitico.

Sono molto triste per questa cosa. E molto arrabbiato per il senso di impotenza che ho provato davanti ad una morte talmente assurda e cattiva. Io sono di Verona, a Verona sono nato e amo la mia città.

Ora, mentre giornali e tv stanno facendo il loro lavoro di sciacallaggio mediatico e politico come al solito, confortati dalle dichiarazioni un tantino psicopatiche (“In città come Verona tra i giovani esiste un solo tipo di cultura: quella della forza, dell’eliminazione, della violenza”) di uno psichiatra “eccellente” come Vittorino Andreoli (veronese pure lui) sulle quali stendo un velo di civile indignazione, mi prendo questo spazio per abbracciare innanzitutto la famiglia di Nicola che si è trovata catapultata in una dimensione di disperazione che non riusciamo realmente a capire, ma che possiamo però sostenere col nostro calore e il nostro affetto.

Estendo l’abbraccio anche alle famiglie dei componenti del cosiddetto “branco”, vittime anch’esse dell’odio che i propri figli hanno riversato con tanta cieca e stupida rabbia su di un giovane come loro.

La sensazione che si vive in città è quello dello sbigottimento e della sofferenza per il dramma che ha colpito queste famiglie. Per tutte le famiglie coinvolte.

Verona è una città con circa 270 associazioni di volontariato, Caritas esclusa. Non è una città razzista, checchè se ne dica anche a proposito del sindaco e delle sue delibere, etichettate pretestuosamente come “discriminatorie”. Nella nostra città vivono perfettamente integrati più di 30.000 immigrati regolari.

Verona è in parte vittima della sua mentalità ancora provinciale che la rallenta nel percorso di adeguamento ad un mondo che si evolve a ritmi vertiginosi, totalmente cambiato in un brevissimo lasso di tempo, e alle volte tenta di difendere le sue sicurezze con troppa superficialità e con un malcelato sospetto nei confronti di tutto ciò che è diverso e, in un certo senso, potenzialmente destabilizzante. Ma questo sospetto non è il sintomo di un popolo cattivo, bensì di persone che, e lo dico senza campanilismi, sono state mal governate, sfruttate e non salvaguardate da chi invece le doveva difendere dalla capillare diffusione di quella che è definita “micro-criminalità”, ormai quasi tutta di origine straniera, che ha costretto interi quartieri nella paura e nell’insicurezza. Che sono aumentate nel tempo. La gente non si fida più, teme di perdere ciò che si è conquistata,col proprio sudore, in anni e anni di fatica e sacrifici. Questo va a scapito di tutte quelle persone oneste, e ci sono, che in Italia vengono non per delinquere ma per trovare davvero un lavoro.

Il distacco generazionale, poi, è molto evidente, ma non si vuole ammettere, e questa ostinata difesa “delle proprie radici” è diventata un collante fortemente condiviso in famiglia, sul lavoro, nella città. Ma, ripeto, non è un sentimento razzista nè violento. Si vuole solo che regole vengano rispettate. Da tutti: italiani e non.

Nessuno qui si nasconde che ci sono dei problemi che si stanno radicando nelle menti delle nuove generazioni e che ci sono dei valori letteralmente soppiantati dal nulla cerebrale.

Lo scadere degli ideali, che in realtà è più generale e riguarda tutta la nostra società, trova un suo triste sfogo in azioni come quella del primo maggio, che sono il male allo stato puro. Però credetemi: quello che è successo qui poteva benissimo succedere in un’altra città, del nord o del sud, magari in nome o per conto di una bandiera con un altro colore. Ripeto: il problema è un problema di tutta la nostra società.

La questione dell’adesione ad una determinata parte politica non è comunque da sottovalutare, perchè, alla fine, questa tragedia è anche frutto di un’ideologia radicata da tempo in certi ambienti della città, ben identificabili sebbene circoscritti ad un esiguo numero di aderenti.

Il popolo veronese ha subìto uno scossone che spero lo farà riflettere profondamente sul suo futuro. Tutti quelli che conoscono gli aggressori li descrivono come bravi ragazzi, cresciuti in famiglie senza particolari disagi. Fatto sta che questi bravi ragazzi hanno ucciso spinti da delle motivazioni che sono disarmanti e che ispirano dei sentimenti altamente bellicosi e carichi di vendetta. Si vuole giustizia, e mi auguro sia fatta davvero, stavolta, ma spero anche che i nostri cuori non si chiudano nel rancore.

Mi sto facendo una domanda: sento parlare di colpa della società, della politica, della scuola, della famiglia. Già… e la Chiesa? Questi parroci, questi vescovi che hanno soluzioni sempre pronte, parole adatte ad ogni circostanza, non si chiedono mai che tipo di valori hanno trasmesso in questo tempo? E, soprattutto, in quale modo e con quali scopi lo hanno fatto? Possibile che la colpa sia sempre degli altri e che nessuno mai faccia un’autocritica in questo senso?

Io sono un credente evangelico e non voglio essere accusato di faziosità, per cui esprimerò la mia opinione al riguardo nella parte di questo blog che ho dedicato alle questioni inerenti la mia fede, proprio perchè qui voglio lasciare libertà di espressione a tutti quelli che vorranno lasciare la loro opinione qui.


Vi chiedo che ne pensate. Se vi va di dirmelo.

Io chiudo qui, stringendomi come posso a queste famiglie.

3 Risposte a “Verona, città dell’amor(t)e.”

  1. Caro Roby,
    ho letto quanto hai scritto… quelle successe son cose che addolorano..
    io credo che non vada additata Verona… io credo che il male risieda radicato ormai nelle menti della gente, nella mancanza dei valori… e, come dici tu, tutta la nostra società ne è affetta (lo dimostrano le altre mille stragi successe negli scorsi giorni). Il male di vivere attanaglia gli animi e li corrompe a compiere gesti inconsulti.
    Il cuore dell’uomo è malato… soltanto Dio può guarire… non conosco altro medico all’altezza!

    NB: mi accoro alle tue parole rivolgendo i miei pensieri e una preghiera per le famiglie colpite dalla strage in questione… perché son cose che fanno male, male davvero…”perché il dolore è eterno, ha una voce e non varia” (U.Saba)

  2. L’omicidio è SEMPRE ripugnante soprattutto se compiuto per futili motivi.
    Caro Roberto, sono stato per un breve periodo a Verona, città triste ma non razzista, piuttosto stanca della droga e della violenza.
    Chi può negare la speculazione mediatica delle varie TV private e berlusconiane e persino della RAI?
    Sono indignato perché, a parer mio, parlare sin nei minimi dettagli dei fatti di sangue, non fa che contribuire a generare idee violente e a “suggerisce” nuovi reati da perpretare suggerendone persino le modalità.
    In definitiva… di menti instabili ve ne sono tante ma, onestamente, perché ci stupiamo di un mondo violento che alimentiamo noi stessi ?

  3. quoto in toto quanto scritto qui su da greatsyd!
    Odio la spettacolarizzazione del dolore e della violenza che fanno i nostri giornali e le nostre televisioni!
    Ricordate quanti aerei caduti dopo l’11 settembre?
    E il periodo in cui pareva essersi sparsa l’epidemia delle madri che uccidevano i loro pargoli nelle lavatrici?
    L’alimentare le nostre menti con la violenza (anche la violenza propagata dalle “notizie”) non ci fa bene neanche un pò!

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